quando apro gli occhi mi si aprono le vene

(senza titolo) (ottobre 2017)

La notte è nel tuo occhio.
Nel tuo occhio
la mia stella
brucia senza sosta.

Sopra di noi
parole
di stelle e notte:
non so dire
questo oscuro
punteggiarsi di silenzi
ma dalle tue dita
imparo la pronuncia –

i nostri corpi
un presagio che comprendo
la costellazione chiara
che ogni notte
mi indica il tuo sguardo

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senza titolo

A S. P.

Cade di sabato

che finora era un giorno

di festa

Sabato – è un anno

che lei non è più.

Morta, si dice.

Tristemente, per malattia.

Ma non è questo.

È che dove lei non è piú

la foglia di karkadè avvizzisce

nel barattolo marocchino,

il cartello affittasi sul portone

tappa la gola ai suoi fiori.

L’impermeabile rosso

comincia a sbiadire

le piccole calze si induriscono

nel cassetto del ripostiglio.

È che si rimane

senza parole

perchè manca la sua

è che sento una voce

simile alla sua

nella mia

che trattiene ricordi.

È nelle donne più belle

che passano, nelle donne

sconosciute che mi sorridono.

Nelle lingue straniere

che si moltiplicano

coi volti di molti colori

che affollano ogni città

in cui lei ha camminato

in cui io cammino

Qui – è dove lei non è piú

ed è rimasta

immobile nella sua vestaglia bianca

di sera

a guardarmi tornare a casa

salutando lenta con la mano

dal balcone

come un angelo

come un fantasma.

A Mario Luzi

Vola alta, parola
tocca lo zenit e il nadir
della tua significazione (ML)

Zitterndes Wesen.
Du bist das Gestotter
Das hält den Morgen an
Das letze Licht
Das sich hinter dem Fenster entzündet

Bei deinem Schlaf
Sind die Jahre geboren
Und die stumme Stunde
Die Geste die aufschießend
Die Nacht zerstörte

Du stammst aus einer Geschlacht
Die Vater nicht kennen wird.
Du wirst Brüder bekommen
Aber nur im Dunkel

Dein Wort
Ist der Donner
Der die Tanne umbrachte.
Aber der Stamm blieb.

traduzione

Creatura che tremi.
Sei il balbettio
che arresta il giorno
l’ultima luce ad accendersi
dietro la tenda

Nel tuo sonno
nacquero gli anni
e le ore mute
il gesto che divampando
distrusse la notte

Sei di una stirpe
che non conoscerà i padri.
Avrai fratelli
ma solo nel buio.

La tua parola
è il fulmine che ha ucciso l’abete.
Ma il tronco rimase.

19/12/2017 – Voci nuove in poesia @Casa della poesia di Milano

Martedì 19 dicembre, alle ore 19.30, la Casa della Poesia di Milano ospita nella sua sede presso il Laboratorio Formentini l’incontro a cura di Amos Mattio dal titolo Recentiores non sunt deteriores: voci nuove in poesia. Ingresso libero.

Lorenzo Babini, Alessandro Bellasio, Bianca Brecce e Luca Minola. Un quartetto di poeti, anagraficamente vicini, con le loro opere di esordio, a testimonianza della pluralità delle voci contemporanee, incrociano versi e opinioni, dando la loro visione della poesia e spiegando spunti e motivazioni. Le differenze, le analogie, i contrasti diventano occasione di confronto tra i poeti (che leggono i loro testi) il curatore e il pubblico che può intervenire nel dibattito.

Appunti necessari per il mese di settembre

vivere in questo modo: con il muso perennemente al vento, estatici, lappando la vita e bevendone importanti sorsate fredde.
vivere tamburellando con le dita sulle cose, impazientemente, e andare a sbattere con le ossa contro i muri, contro tutti i muri, al ritmo delle parole che escono dalla bocca in un dolce ruggito barbarico e universale.
vivere sapendo l’importanza del tempo e la sua intima parentela con l’amore, vivere stringendo nel palmo l’orologio, febbrili, e ridere del quadrante che si rompe per un bacio troppo violento e accarezzare le lancette storte con la nostalgia con cui un amante tocca i segni rossi sulla schiena della persona amata.
vivere tutto ció che straccia ogni vena nella corsa dalla fronte al piede stanco, dalla coscia all’anulare, vivere correndo sul pelo delle cose, come gabbiani sull’acqua, rondini sui tetti, come Bolt quando ignoró il limite concesso alla velocità e le persone urlavano impazzite e saltavano e tutto il mondo in un istante fu energia elettrica che faceva tremare terre, oceani e costellazioni.
vivere con pochi nomi sulle labbra, ma essenziali: goccia, casa, mano. Fratello, universo, colore. Argine, pulsazione, memoria. vivere per ripetere queste parole al mondo, al ritmo del sangue che ci straccia le vene in un dolce ruggito barbarico e universale.
vivere nell’estasi della corsa nel vento e dell’acqua che si dibatte negli argini del fiume, vivere come orologi rotti, beffardi e minacciosi, ironici e febbrili, come ossa, come muri, vivere come baci, vivere ed essere come un tremito di stelle, come elettricità

senza titolo

Cose senza nome
e voci. Il caffè grida
sui fornelli e la tua schiena –
una traccia sulle sedie.
Oggi è un giorno di colore
bianco, le piante respirano
sul davanzale.
Essere vivi –
essere soli:
dover scrivere la differenza.
Sul dolore delle cose
oggi
chiudo gli occhi
stupefatta

senza titolo

allora la voce del signore
era nell’erba e si seccava
le dita degli alberi stringevano
la gola degli uccelli e gli uccelli
battevano le ali
al ritmo cardiaco della fuga

allora la voce del signore
era nella pietra e ne traeva
sangue e delle giovani
andavano con i polsi uniti
e rivolti verso l’alto

allora non era più luce
e la voce del signore
ci stese sull’erba
fra le pietre e il vento

e nonostante le foglie
nonostante il rumore del mio sangue
tu mi hai detto Sento
che c’è ancora molto
di cui vivere

senza titolo

Era la forma delle cose
ustionata dal tempo
la pace del moto dei capelli
nell’acqua
l’esplosione contenuta dei polsi
e il gesto aggraziato della mano
che invitava – insieme

Era il chiodo che hai estratto dalla trave
e il crollo muto degli anni
e sulle scale il passo interrotto
e l’onda di luce che ha invaso il foglio

Era quanto avevamo atteso
insieme – parlando a voce bassa
con gli occhi allacciati

e la tua voce tremava
a sentirmi viva
e io volevo essere ti dicevo
una cosa caduta per sbaglio
fra le tue mani

Poeti nella rivoluzione russa – a cura di Milo De Angelis // giovedí 27/04 ore 19.30 // Casa della Poesia di Milano

giovedì 27 aprile ’17, ore 19:30 – LABORATORIO FORMENTINIPOETI NELLA RIVOLUZIONE RUSSA

a cura di Milo De Angelis

 

Voce recitante di Viviana Nicodemo

Musiche di Bianca Brecce

 

Alexandr Blok, Marina Cvetaeva, Sergej Esenin, Vladimir Majakovskij, Boris Pasternak

 

Cinque poeti, cinque figure indimenticabili del panorama letterario russo del ‘900.

Cosa significa essere poeta negli anni della rivoluzione russa?

 

In occasione del centenario vengono proposte al pubblico le parole e le vite di alcune delle più importanti figure letterarie che l’hanno attraversata. La biografia di ciascuno di questi autori è irrimediabilmente legata alla rivoluzione russa, alle speranze, al dolore, alla forza e allo sconvolgimento che essa ha portato.

 

Voce, suono e immagine si intrecciano e si completano in uno spettacolo che vuole restituire la poesia di questi anni, la forza di queste voci, la storia di queste vite: la storia della Rivoluzione Russa del 1917

il cielo si è fatto di viola.
sulle tue dita luccica lenta
la notte, la fuga più bella.
il tuo occhio – una sola parola:
sopravvivenza
ma la montagna scuote la testa
scettica

essere vivi stasera
è una manciata di insetti
impazzitti allo sparo delle campane
è fuggire più lentamente
stagliarsi nudi su un prato
e lasciarsi inzuppare di stelle