quando apro gli occhi mi si aprono le vene

Mese: dicembre, 2012

le gazze (#3)

ancora queste gazze
rompono il confine suono
della solitudine
con battere d’ala
e lugubre craa

un sole congela rapido
umido di putredine
e bianco stupefacente
fendono inarrestabili
la calotta polare del giorno
due vertebre di pino muschiate

sempre le gazze
masticano inutili pigne
sul suolo innervato di impronte
l’inverno ha messo i denti, stanotte
li affila sull’orologio-corolla di fiori
lo sguardo fisso sulla finestra dell’oggi

queste gazze sole
ed i ghiacci della solitudine

in quest’ora risuona
l’impazienza dei vivi
ed il potere dei morti

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sulla neve impronta (#1)

sulla neve impronta
un occhio che cerca lontano

l’aria si fa più – secca
i suoi grani scuote
un albero, assorbe
nel tronco e risuona
liquido e forte
respiro vitale

bacche per terra
scandiscono bacche
il ritmico passo

l’inverno tolto il mantello
allo sguardo stende
un prato ghiacciato

irreale incedere
stanco, condensato
un sospiro
l’aria disfa – rapidamente
scioglie da brina
un corpo tumefatto
di terra

questi fiori
così belli
nell’occhio bianco
feriscono come bacche
e rovi di ciglia

un fervido
sguardo di morte
impronta sulla neve

skin of consciousness

non sembra
questo dolore
avere fine
lo posso annusare
lo posso vedere
nella tua grassa pelle
morbida pallida pelle

tu mi disgusti
ma non ti basta
mi mordi mi strappi la carne
da quando sono nata
tu mi divori
tu mi vuoi morta
come lo specchio
su cui rifletti
un’ orrenda sfatta faccia
piena di te

tu mi hai fatta debole
mi fai sanguinare
ma non ti basta
tu vuoi che dal corpo essudi
l’anima che non mi hai fatta
mi vuoi docile bassa a questo
cumulo di muco e ossa
tu vuoi le mie ossa
per farne monili
alle tue dita corte
flaccide ruvide dita

non hai un’anima
hai i miei pianti
da quanto sono nata
mi fai piangere
e non dovrebbe
un tale dolore
mai avere inizio

chi sei? che non sparisci
e so che sei
questo dolore
il mio più grande
spettro
e so che non sei
morta che mi vuoi
morta
tua –  figlia..

*il titolo si riferisce al materiale su cui si trovano questi frammenti.
Questa non è una poesia, non la sento così.