mémoire d’une infante défunte (da “erotismi”)

seguivo la via delle ombre
dimentica delle congiunzioni
delle generazioni passate come una mano
sotto la gonna
ad afferrarmi la carne. Dimentica
tu avevi detto dimentica
l’usurpazione del nome
il mio cominciavano di nuovo
a urlarlo, sopra, fra le doline
dimentica quell’aspettare l’estate
tornando a casa la sera
i ciuffi biondi sul carso
radi, i fischi bassi
che perseguitano le grotte
ma vedi
ancora adesso io porto
nelle gambe rosse e sporche
di terra quel sussurro
fra gli alberi, il correre nudi
la fuga per essere presi
e tutti i miei suoni
tutti i miei suoni che ho tramandato
in un respiro incosciente
nel vento

NdA: nel titolo ho fatto riferimento a una composizione di Maurice Ravel, “Pavane pour une infante défunte” (https://www.youtube.com/watch?v=tn6_yT9SKpM#t=112)

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